Quando divismo fa rima con (finto) umanitarismo…

Mi è recentemente capitato di vedere un film uscito qualche anno fa, Amore senza confini di Martin Campbell, interpretato da Clive Owen e Angelina Jolie, che ha la pretesa di mettere in scena e documentare tutta la violenza, la sofferenza, la fame e la miseria, l’odio e la guerra che come sacche di pus si formano nel tempo ora in una zona, ora nell’altra, di questo corpaccione animalesco che è la Terra. Una prima parte del film è ambientata in Etiopia, una seconda in Cambogia, la terza in Cecenia, e la scelta delle ambientazioni dipende dal fatto che Clive Owen nel film di mestiere fa il chirurgo umanitario, e lo fa gratuitamente là dove ce n’è particolare bisogno. Una specie di Gino Strada ma ancora più generoso, radicale ed estremo nella denuncia di quanto i paesi ricchi e le Ong facciano poco per intervenire adeguatamente in quelle situazioni.

Angelina Jolie, londinese ricca e annoiata, è immediatamente affascinata dalla figura intrepida e valorosa del medico, se ne innamora, lo segue prestando il suo aiuto dovunque lui vada. Alla fine gli dona tutta se stessa, ne rimane incinta, e poi muore saltando su una mina - non prima però di avergli partorito una figlia. Scena finale in dissolvenza su Clive Owen che ascolta da dietro una finestra la bambina che suona al pianoforte la stessa musica che suonava per lui la madre. Grande commozione e Fine. 

Ora, la trama non è delle banali e peggiori, anzi. Ma è il suo utilizzo che è pessimo, se non del tutto osceno. Via via che il film procede, ci si rende conto che al regista la storia drammatica, l’ambientazione tragica, i temi terribili e i problemi messi in scena servono soltanto come sgabello e pretesto per le loro maestà, i divi. Con i suoi labbroni siliconati sempre sul punto di esplodere, Angelina Jolie sfoggia sui vari set estremi le sue elegantissime mises inappuntabili, ingualcibili e perfette, mentre intorno imperversano epidemie e carneficine, guerre e cicloni. E Clive Owen, roccioso e incorruttibile, si agita sul ring come un lottatore wrestler. Ma quel che è peggio, si capisce lontano un miglio che i bambini che crepano di fame, o saltano sulle mine, sono nel film soltanto contorno pittoresco per valorizzare le smorfie, le voglie, le bizze dei nostri divi. La scena clou è infatti quella dei due a letto dove tutto ci viene centellinato, ogni sguardo  espressivo fino al l’infima piegolina dell’ombelico. Ma delle cause per cui tanti bambini muoiono, dei retroscena affaristici vergognosi su cui imperialisti e multinazionali ingrassano, su questo si lascia appena intuire per poi sorvolare.

Centro e  celebrazione del film è il più becero e osceno divismo hollywoodiano. Adesso abbiamo capito tutto: interi popoli e paesi vengono ridotti in miseria al fine di offrire ai super pagati divi Angelina e Clive occasione e pretesto per far vedere quanto sono bravi, e a noi di trascorrere una serata a seguirne le vicissitudini erotiche e sentimentali per poi, dopo uno sbadiglio, andarcene edificati a letto.  

Ma andassero a fare in culo! E scusate il francesismo.

Gian Carlo Marchesini