Sgovernanti e sgovernati



Chi ci sgoverna

teme come peste qualsiasi luce,

fosse anche il chiarore di una lanterna.

Sostiene di voler proteggere

la sacra inviolabilità della vita privata,

beninteso anche quella di una famiglia mafiosa.

E invece considera la collettiva e pubblica conoscenza

una iattura sciagurata,

la piena e tempestiva informazione pericolosa.



Chi ci sgoverna ha la natura del vampiro

che adora la notte, perché solo al buio più scuro

può farne di crude e di cotte.

Chi ci sgoverna mente per la gola spergiuro,

ed è ostile al controllo collettivo

come allo sciopero il crumiro.



Ma chi ci sgoverna è lo specchio

di chi è sgovernato, e parecchio!

A chi è sgovernato basta

non avere messe dal fisco le mani in tasca,

evadere piccole e grandi tasse in massa,

e avere condonati abusi e illegalità

compiuti fino a formare una catasta.



Opacità, evasione, complicità, omissione,

sono condizioni propizie al malandrino

che commette abitualmente reato,

che considera le regole un attentato,

che ritiene ogni limite al suo interesse privato

un intollerabile sopruso assassino:

e chi non è d’accordo con lui è un fottuto idealista,

un emerito cretino.



Il nostro Paese è oggi alla mercé

di una genia di vampiri malavitosi

tutori della privacy mafiosa alla Santanché.

L’assalto al bene comune

è per loro linfa che li tiene in vita,

il sangue del corpo pubblico l’essenza ambita.



Nel nome della guerra al comunismo

questo Paese si è arreso

alla furia e al saccheggio di un anarchico individualismo.

Hanno vinto l’Opus Dei, Comunione e Liberazione e la P2,

la malavita organizzata, i Gentiluomini del Papa e Propaganda Fide.

Il diavolo all’inferno se la ride.



Per fortuna ora è arrivata

un’altra ondata di televisiva melassa:

Lippi e gli Azzurri ai mondiali.

Continua così la sua opera narcotico mefitica

l’arte dell’intrattenimento e della distrazione di massa.



Siamo calpestati dagli stivali

di un esercito di maiali.

Loro sono malefiche legioni:

noi una minoranza virtuosa di simpatici coglioni.



Viviamo tempi di angosciante crisi e dissennato sperpero.

Chi si oppone è noioso rompiscatole, insopportabile cerbero.

(Ma non è che l’altro ieri si stesse poi molto meglio:

se esce fuori oggi, a distanza di vent’anni,

che l’allora capo della questura palermitana,

in realtà al soldo dei servizi segreti,

fu il più che probabile regista ed assassino

dei giudici Falcone e Borsellino).



Come volete

che se il clima torbido e infuocato di ieri era questo,

oggi possa essere più temperato e fresco?

Dopo tutto non ci sono più delitti politici e stragi:

che importa se si stanno rubando anche il Bambino

e i doni dei Re Magi?



D’altra parte, se la televisione è diventata

un narcotico potente come le nenie di un Ulema,

non è grazie ai regali e ai buoni uffizi

di Craxi prima, e poi di D’Alema?

E chi sta in alto solenne e rigido come un lampadario,

e si proclama garante della Costituzione pubblica,

non ne è in realtà il cerimoniere funerario?



E quei padani intransigenti federalisti,

bottegai doppiogiochisti e porno scambisti,

non mirano alla sfascio del Paese

come meta suprema delle loro imprese?



Vado cercando resistenza e consapevole ribellione,

una globalizzazione che non sia obesa indigestione

e finanziaria produzione di merda a mezzo di merda,

ma una vera, morale e politica conversione.

C’era una volta la sinistra, la gauche, die linke, l’izquierda;

poi è arrivata l’alluvione.